Storia della Chiesa - Parrocchia Anime Sante Maria Immacolata Bagheria

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Storia della Chiesa


La Chiesa del SS. Crocifisso e delle Anime Sante del Purgatorio altresì denominata del Miseremini è la seconda chiesa sorta a Bagheria. La storia della chiesa si confonde con quella dell’omonima congregazione ma controverso risulta  il suo anno di fondazione. Secondo il Mongitore  la Chiesa con la congregazione fu edificata nel 1722 "colle limosine degli abitanti del luogo" mentre secondo il libro dei defunti della parrocchia la chiesa doveva essere già esistente nel 1721  allorché si attesta in tale data  l’annotazione della prima sepoltura. Verosimilmente il nucleo originario della chiesetta una " piccola e disadorna cappella" risale al 1710 come asserito  da una breve relazione storica stilata dal parroco Atanasio Floria nel 1931.


Nel  1719-20 la chiesa venne ingrandita e il duca Ercole Michele Branciforti Gravina e la moglie Caterina, figlia di Nicolò Placido, chiesero il permesso che vi si potesse celebrare messa. Proprio a Don Ercole Michele Branciforti i confrati erano soliti rivolgersi "per decoro e mantenimento della venerabile congregazione", ma anche "per erigere una sepoltura più capace di quella che attualmente ha la congregazione per il numero maggiore de’ fratelli e sorelle, e più per fare quel tanto a quella manca di giogali" che dovevano servire per le celebrazioni del culto.  Il  permesso fu concesso da Roma il 17 maggio del 1720 e venne reso esecutivo a Palermo il 22 giugno 1720. La sepoltura era una cripta tanto pulita e curata da sembrare un “ divoto oratorio ” secondo il Mongitore.

Nel terremoto del 1726 la chiesa subì qualche danno da richiedere un intervento di restauro apportato nel 1734. Bisogna attendere la seconda metà del XVIII per ulteriori e significativi interventi di ristrutturazione in concomitanza con il miglioramento delle risorse finanziarie della congregazione, alle cui cure l’omonima chiesa era stata affidata.  Al termine di quest’opera di rifacimento la chiesa godette di un primo ampliamento e il 27 ottobre del 1779 fu inviata alla Curia Arcivescovile una richiesta per ottenere la benedizione dell’edificio sacro, concessa in data 29 ottobre dello stesso mese. In essa i congregati si vantavano con l’arcivescovo che "con le loro continue tasse ed elemosine hanno rifabbricata l’antica chiesa facendola nuova, più capace e più grande della passata" e in prossimità della commemorazione dei defunti chiedevano al sacerdote dottor Stefano Maggiordomo di benedire la loro chiesa . Inoltre nella suddetta richiesta si chiedeva la celebrazione della messa essendo la loro chiesa “ornata con suo altare ed altaretto con immagine del SS. Crocifisso e con suppellettili ”.


Si trattava del secondo intervento di ristrutturazione dopo quello del 1719-20. La chiesa non più “piccola e disadorna cappella” fu soprannominata la “Gioia di Bagaria” e cominciò ad essere oggetto di un sempre crescente interesse da parte dei fedeli che cominciarono ad assegnare numerosi legati di messe incidendo notevolmente al miglioramento delle finanze. Si attesta alla seconda metà del XIX secolo un’altra significativa opera di rifacimento della chiesa, documentata da una richiesta di fondi al governo del nascente Stato italiano, per l’ingrandimento dell’edificio in modo conforme ai bisogni spirituali di una comunità in crescita. I lavori conseguenti tale concessione furono iniziati nel maggio del 1865 e si conclusero nel 1870 conferendo all’edificio le attuali  dimensioni.
Risalgono proprio  agli ultimi decenni dell’ Ottocento e agli inizi del Novecento sia la decorazione interna ed esterna della chiesa certamente dipendenti dalle accresciute possibilità economiche della congregazione che aveva nel frattempo ottenuto la gestione del cimitero comunale e del servizio funebre.

Proprio in questi anni vengono commissionati ed eseguiti i quattro dipinti murali delle pareti laterali nelle cappelle delle Anime Sante e dell’Immacolata (Mauro da Palermo, rispettivamente 1883 e 1884); completamento della cappella dell’Immacolata (1888); dipinto a mezzofresco con l’Ascensione di Cristo (Fazzone, 1896 )sulla volta del presbiterio, tra i medaglioni in stucco a rilievo dei SS. Pietro e Paolo a mezzobusto; stucchi arco trionfale (1897); rivestimento in piombo e zinco della cupoletta e pavimentazione della cappella dell’Immacolata (1900); affreschi della volta le Anime Purganti, l’Immacolata con la Trinità tra angeli musici, Santa Rosalia e San Michele Arcangelo nell’abside i quattro Evangelisti, i dodici Apostoli dei lati e l’Ultima Cena della cantoria (Tomaselli, 1903-05). Dopo lo scioglimento della congregazione avvenuta nel 1927 e l’incameramento dei beni immobili della congregazione da parte delle autorità civili,  per la chiesa si inaugurò un periodo difficile dato che venivano sottratti importanti cespiti di entrata.

A questo periodo risale la realizzazione di un pergamo in cipresso commissionato allo scultore bagherese Carmelo De Simone, ma effettivamente realizzato dai fratelli Piccione di Catania che  ebbero il subappalto e portarono a termine il lavoro con sette mesi di ritardo rispetto al termine stabilito. La chiesa venne eretta a parrocchia con decreto dell’8 dicembre 1950  dal Card. Ernesto Ruffini  e venne intitolata all’Immacolata. In realtà tale provvedimento rispondeva ad una petizione risalente al 1922 e inoltrata all’Eminenza Civica Arcivescovile al fine di erigere a Parrocchia questa Chiesa denominata del Miseremini.

La chiesa si presenta oggi a tre navate divise da colonne della dimensione di m 9,45 di larghezza, m 33,65 di profondità e un’altezza interna di m 15. Si contano al suo interno sette altari posti  sulle pareti delle navate laterali ( recente è la ristrutturazione dell’altare con il bambinello di Praga e la cappella dell’adorazione perpetua nella navata di sinistra nonché il restauro dei rimanenti). In una cappella della navata di destra si può notare una scultura marmorea raffigurante un facoltoso possidente bagherese, Don Modesto Pittalà, sul letto di morte opera di uno dei maggiori scultori siciliani dell’Ottocento, Benedetto Civiletti, nell'altare della navata di destra oggi sede dell'icona di Maria Immacolata .

Degni di nota sono gli innumerevoli stucchi che costituiscono il rivestimento architettonico e decorativo della volta della navata e dell’abside centrale in un ricco susseguirsi di elementi vegetali, scene bibliche e cherubini che terminano al livello del cornicione sovrastante le colonne portanti che delimitano le tre navate. Essi presentano caratteristiche e tipologie diverse, in quanto realizzati gradualmente da molteplici maestranze, nelle differenti fasi di costruzione ed ampliamento della chiesa.
A dividere lo spazio tra la navata centrale e l’abside fa da sfondo il grandioso arco trionfale, leggero ma monumentale. Rivestito ed ornato in stucco, presenta al centro quattro cherubini che sostengono un cartiglio svolazzante che riporta l’iscrizione
”SANCTA EST COGITATIO PRO DEFUNTIS EXORARE- 11 MACH 12- ANNO 1897” ottenuta con pigmento nero e realizzata con lettere capitali incise dirette, utilizzate per scandire e circoscrivere le lettere.  Le pareti della navata centrale sono arricchite da stucchi a motivi  vegetali e da cherubini monocromi impreziositi d elementi dorati mediante sovrapposizione di foglie d’oro applicate a missione mentre negli intercolumni presentano le pitture degli Apostoli.
 
Ai lati del presbiterio si trovano le due cappelle dedicate rispettivamente alle Anime Sante (sinistra) e dell’Immacolata (destra) mentre nel presbiterio ha sede un altare in marmi mischi provenienti dalla primigenia chiesa della Natività della Vergine Maria. (Durante la demolizione della parrocchia l’altare venne smontato dal “ marmoraro di Giovanni” e donato dal procuratore del principe Salvatore Branciforti alla chiesa delle Anime Sante, anch’essa parte dei beni di casa Branciforti a Bagheria). Gli stucchi che adornano l’intero catino absidale sono di fattura superiore ed antecedenti agli altri, probabilmente riconducibili alla fase decorativa e di ampliamento del 1865-1870. Al centro del catino troviamo una complessa lavorazione ad alto rilievo in stucco monocromo del Padre Eterno circondato da due angeli in volo. Particolarmente espressivi e leggeri sono i ritratti a mezzo busto dei Santi Pietro e Paolo, inseriti entro edicole impreziosite da elementi fito-zoomorfi che presentano una vistosa decorazione policroma e dorata. I due Santi sono rappresentati opposti e speculari entro la volta a botte del cappellone che divide l’arco trionfale dal catino absidale, al centro del quale, inserito in una cornice polilobata vi è l’affresco raffigurante L’Ascensione del Cristo del Fazzone. Con la stessa tecnica (a stucco dipinto)  sono raffigurati i ritratti dei quattro evangelisti che sormontano le cornici delle quattro finestre presenti.


Sull’altare maggiore dell’abside, trasferita dall’omonima cappella,è stata collocata per un sessantennio la statua lignea del XIX secolo raffigurante la Vergine Immacolata, oggetto di grande devozione popolare (in occorrenza dell’anno mariano il simulacro è stato sistemato sul lato destro dell’abside sotto un baldacchino approntato per la ventura incoronazione a suggello di quella avvenuta ad opera del cardinale Ernesto Ruffini nel 1954).

 
A celebrazioni ultimate e dopo un riassetto della storica cappella (Luglio 2015) l’effigie sacra è stata spostata nell’altare della navata destra nel pieno rispetto della tradizione storica e artistica della chiesa.

L’Immacolata è raffigurata stante, librata su una nuvola, il corpo accenna un movimento rotatorio suggerito dall’indietreggiare della gamba sinistra cui fa da contrappeso la leggera inclinazione della testa verso la spalla destra. Incrocia le mani sul petto quasi a schermare il grembo che rappresenta la sua purezza. Il mantello presenta la stessa argentatura delle vesti, quasi a sottolineare la continuità di movimento che avvolge liberamente la figura. Sotto il piede destro proteso in avanti, il simbolo emblematico del serpente. La statua è documentata allo scultore palermitano Rosario Quattrocchi, autore raffinato  e legato alla bottega di artisti come Bagnasco, Marabitti etc…  
La scultura costituisce un importante esempio, di una tipologia di Immacolata composta nelle forme e contrassegnata con gli attributi mariani ovvero il serpente schiacciato dal piede, la luna, il globo e lo zodiaco che Lei è sempre nella ciclicità dello scorrere del tempo. Il restauro scientifico ha portato alla freschezza originale un eccelso esempio di leggerezza e di soavità. L’ispirazione naturalistica si manifesta nella fresca espressione del volto che rievoca i tratti somatici della donna siciliana mentre la finezza delle vesti  d’argento trapunte di fiori e orlate d’oro e la morbida nuvola dove aleggiano colorati serafini riportano alla descrizione biblica “ una donna vestita di luce ti schiaccerà il capo”).

Altra opera pregevole è il quadro delle Anime Sante realizzato per la congregazione da Elia Interguglielmi. Questa tela, inedita, firmata e datata 1801, ripropone ancora una volta il tema delle Anime del Purgatorio sovrastate però stavolta dalla meno usuale iconografia del Cristo morto in pietà. Il pittore di origine napoletana lavorò nell’isola dopo essere stato alunno del Bonito a Napoli e frequentatore dello studio del pittore siciliano, lì trasferitosi, Antonio Dominici. Tornato a Palermo si ispira ai modi di Vito D’Anna e dei suoi aiuti.


Il quadro, dopo l’intervento di restauro condotto dall’equipe del Prof. Sebastianelli (consulente per la Conservazione e il Restauro delle collezioni del Museo Diocesano), è stato ricollocato nell’altare maggiore, essendo stato per tale luogo progettato ed effettivamente sistemato per oltre 150 anni.


Risulta invece datato 1903 il rifacimento  della facciata  in pietra calcarenite locale su progetto dell’ingegnere Filippo Scordato. La facciata larga m 20 ed alta m 19 circa  è caratterizzata da un semplice disegno architettonico in cui si alternano alla calcarenite elementi decorativi in stucco a base di malta cementizia. L’elemento centrale presenta una più ricercata decorazione tridimensionale, attraverso la realizzazione di cinque arcate entro le quali si inseriscono semplici bifore. Gli elementi lignei utilizzati per la realizzazione dei tre portali finemente intagliati, corrispondenti alle tre navate,  e per la realizzazione del ricco rosone posto sulla sommità della navata centrale, costituiscono di fatto l’elemento caratterizzante di tutto il prospetto, mediante un velato contrasto cromatico originato dal colore caldo della pietra e della preziosa lavorazione degli elementi lignei.



 
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